
Dopo la laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche, conseguita presso l’Università degli Studi di Bologna (sede di Cesena), ho proseguito la formazione magistrale in psicologia clinica-dinamica presso l’Università degli Studi di Padova.
Ho scelto di mantenere l’approccio psicoanalitico per la formazione in psicoterapia, completando la specializzazione quadriennale presso la Scuola di Psicoterapia Psicoanalitica di Ravenna. Questa formazione è stata fondamentale per poter dare solidità al metodo psicoanalitico, per la crescita personale e professionale.
Durante questi anni, inoltre, ho sperimentato più realtà formative attraverso i tirocini professionalizzanti e attività lavorative.
In particolare, gli ambiti che ho approfondito sono stati:
- Disturbi del Comportamento Alimentare (ASL di Ravenna).
- Neuropsichiatria Infantile – Tutela minori, famiglie, bambini e adolescenti (ASL di Gambettola).
- Dipartimento Dipendenze Patologiche (ASL di Cesena).
- Terapia Intensiva Neonatale (ASL di Cesena).
- Centro di Salute Mentale (ASL di Forlì).
- Percorso Nascite, dipartimento donna – infanzia- adolescenza (ASL Forlì).
- Coordinatrice di Comunità psichiatrica e doppia diagnosi presso una Cooperativa del territorio di Forlì;
- Esperienza di volontariato presso “Casa dei Piccoli” di Fano, rivolta a famiglie con bambini di età prescolare: attività di gioco e osservazione in ottica di prevenzione del disagio emotivo infantile e supporto alla genitorialità.
Ho deciso di sperimentarmi in più ambiti proprio per poter avere un campo di conoscenza più ampio, scegliendo poi di approfondire i temi che mi avevano appassionata maggiormente: tra questi, l’area perinatale e familiare, l’area evolutiva, le aree separative (tra cui l’elaborazione del lutto), la crescita come processo di individuazione e separazione nelle varie fasi della vita.
Ho scelto inoltre di svolgere una tesi magistrale di tipo sperimentale sulle dinamiche familiari e benessere psicologico di fratelli di pazienti con un disturbo alimentare. Talvolta, infatti, il disagio di uno dei figli rischia di far passare inosservato quello dei fratelli, che “non devono farsi notare” perché “non vogliono far preoccupare” i genitori, minimizzando e tacendo la propria sofferenza, contribuendo a dinamiche familiari complesse e dolorose.