La sofferenza psicologica dei fratelli
Per “sibling” si intende essere fratello/sorella di persone che hanno una condizione di sofferenza fisica o psichica. Psicoanalisti come Kaës e Coles hanno evidenziato come i legami fraterni non siano semplicemente una “riedizione” delle relazioni sperimentate con i genitori, bensì rappresentino un tipo di relazione specifico e impattante nella vita psichica di un individuo, incidendo fortemente nella genesi e nella gestione delle emozioni. Gelosia, rivalità e invidia, infatti, rappresentano solo una parte degli affetti fraterni, sebbene siano stati quelli più esplorati in ambito clinico, mentre solo più recentemente è stato dato ampio spazio ai temi del rispecchiamento, dell’identificazione, della mentalizzazione, del gioco, dello sviluppo dell’empatia e della regolazione emotiva grazie al legame fraterno.
I fratelli e le sorelle possono diventare importanti figure di attaccamento, capaci di fornire sicurezza emotiva e una base sicura in caso di situazioni stressanti. La relazione fraterna, inoltre, agisce non solo a livello intrapsichico, ma trova un riscontro anche nella realtà extrafamiliare, come ad esempio nel gruppo dei pari e nell’ istituzione scolastica. In entrambi i casi, infatti, l’individuo è posto in situazioni in cui riemergono le dinamiche della fratria, come la necessità di negoziare, di far fronte al conflitto nei rapporti amicali, di creare una complicità rispetto all’autorità.

Nell’ambito della ricerca in psicologia, si è dato rilievo ai vissuti di sorelle/fratelli di persone con disabilità psichica/fisica, e di come questa condizione di caregiver incidesse nella crescita psicologica dei sibling, portando a vissuti come stress e depressione, cercando di crescere “velocemente” per evitare di rappresentare un peso per i genitori, spesso provati dalle cure intensive richieste dal figlio con disabilità/sindromi genetiche.
Le strategie di coping dei sibling
Secondo Bank e Kahn (1975), il sibling riveste una duplice funzione, in quanto è sia un partecipante che uno spettatore della malattia del/la fratello/sorella, e dispone di diverse strategie di coping.
Una prima opzione è evitare la situazione e fuggire sia dai bisogni dei genitori (ad esempio la richiesta di supporto), sia da quelli fraterni di coalizione e amicizia, col rischio però di generare vissuti di rabbia e colpa verso entrambe le parti.
Una seconda strategia è assumere un atteggiamento genitoriale nei confronti del fratello/sorella malato/a, andando in questo modo a creare un divario all’ interno della fratria.
Viceversa, una terza modalità è coltivare maggiormente il legame fraterno, riuscendo in questo modo anche a mitigare le preoccupazioni genitoriali.
Infine, il sibling può agire da mediatore, appianando i conflitti e assumendo una posizione di genitore maturo per tutte le parti coinvolte; il rischio di questa posizione intermedia è di creare uno stallo a livello del conflitto familiare, per cui anche il sibling contribuisce al mantenimento della dinamica familiare disfunzionale.
I sibling, inoltre, sono costantemente in rapporto con un mondo esterno spesso molto differente: molti di loro non potranno avere un rapporto alla pari con i propri fratelli, in quanto la malattia incide fortemente anche sui tipici comportamenti fraterni, quali rivalità, gioco e partecipazione a diversi tipi di attività. Spetta ai sibling fare il primo passo ed entrare nella mente degli altri, cercando di indovinarne i bisogni e le intenzioni, e accettando che il movimento inverso è spesso più compromesso.
Talvolta può accadere che genitori molto apprensivi temano che il figlio con una patologia psichica o fisica possa rimanere escluso, e “impongono” agli altri figli di includerlo nei giochi e nelle loro attività, di fatto bloccando in questo modo gli affetti aggressivi e spontanei tipici della fratria (ad esempio, i sibling possono inibire l’aggressività, oppure rivolgere i moti aggressivi verso di sé o altri). I sibling, infatti, sperimentano molte emozioni contrastanti (come rabbia, colpa, tristezza, gelosia) nei confronti della patologia, e possono sentirsi “sbagliati” o dei cattivi fratelli per questo.
Pertanto è necessario sia da parte dei genitori, che da parte delle figure professionali, offrire un supporto emotivo che renda queste emozioni accettabili, e che dia un rimando di legittimità di questi sentimenti per tutti coloro che si trovano in determinate situazioni.
Oltre che al supporto psicologico-emotivo, anche un supporto più pratico è utile per potersi distaccare temporaneamente dalla situazione familiare: ad esempio, riuscire a coltivare i contatti sociali con i pari e altre attività esterne sono fattori importanti che incidono sulla possibilità, da parte dei sibling, di percepirsi ancora dei bambini con una propria vita al di là della malattia.

Vissuti analoghi si sono osservati in fratelli/sorelle di pazienti con tossicodipendenza, disturbi psichiatrici (es. disturbo borderline di personalità, schizofrenia), e con disturbi alimentari.
In particolare, per quanto riguarda i disturbi alimentari, le complesse dinamiche familiari svolgono un ruolo molto importante nell’insorgenza e mantenimento del sintomo, tanto che la ricerca evidenzia come anche le sorelle (più spesso rispetto ai fratelli) delle pazienti manifestano sintomi simili, e non è infrequente la comparsa di somatizzazioni, disturbi dell’ umore, ritiro sociale, abuso di sostanze.
I sibling, posti dinanzi a questa situazione molto complessa, tentano di reagirvi, ad esempio assumendo un atteggiamento genitoriale a loro volta, e quindi “monitorando” la sorella come farebbe il padre o la madre; oppure potrebbero sviluppare comportamenti oppositivi, volti ad attirare l’attenzione.
Prestare attenzione ai segnali di sofferenza emotiva
Spesso, inoltre si assiste al tentativo, da parte di fratelli/sorelle, di estraniarsi dalla dinamica relazionale familiare, sperimentando un senso di esclusione dovuto al focalizzarsi dell’attenzione dei genitori sulla persona col disturbo alimentare. A ciò si unisce anche il timore di appesantire i genitori con i propri problemi, ritenuti meno gravi rispetto a quelli delle pazienti con una psicopatologia, rischiando quindi di tacere anche a lungo una sofferenza psichica e il bisogno di ascolto. I genitori, infatti, non di rado sono molto provati e in difficoltà per via dello stravolgimento della vita familiare che la psicopatologia porta con sé, ed hanno bisogno di un appoggio, che talvolta viene rappresentato proprio dal sibling, il quale comprende le risorse in quel momento limitate dei genitori e impersonifica il ruolo di “adulto”.
E’ quindi importante tenere a mente i diversi livelli in cui agisce la sofferenza psichica a livello familiare e individuale, sottolineando come anche chi apparentemente non sembra manifestare un disagio psichico, può invece tacerlo e avere bisogno di ascolto per poter procedere con i compiti evolutivi di ciascuna età.
Risulta pertanto fondamentale fornire a queste famiglie il giusto sostegno professionale, attraverso cui è possibile rinforzare le risorse familiari e contribuire a ricreare un’unione tra pazienti, fratelli e genitori.
Bibliografia
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