Le difficoltà della genitorialità
Forse ci è capitato di pensare: “Sono una mamma, dovrei sapere di cosa ha bisogno mio figlio/mia figlia”; “i padri non possono capire cosa vuol dire avere paura della gravidanza”; “la nascita di mio figlio non è come me la immaginavo, forse non sono un buon genitore”.
Sono parole che non sempre riusciamo ad esprimere: nei confronti della genitorialità e della gravidanza c’è come un tabù, un velo che ci impone di vedere tutto positivamente, e ci fa sentire “cattivi” se proviamo a dire qualcosa in contrario. Come se le mamme o i papà non potessero essere tristi, esausti, spaventanti, titubanti nei confronti della gravidanza e del proprio bimbo appena nato.
“La brava mamma è quella che non si lamenta mai, che ama da subito il suo piccolo, che sa già dove mettere le mani grazie all’istinto materno”: gli stereotipi sulla maternità possono essere come dei macigni, avvertiti come delle verità scolpite nella pietra che ci sottolineano la nostra inadeguatezza. La realtà, però, spesso si presenta in modo drasticamente diverso: il bambino non è come ce lo eravamo immaginati, l’umore è altalenante, il supporto esterno a volte è più un impiccio a cui si fatica a dire di no, il nostro compagno ci dice che andrà tutto bene ma non sembra capire la fatica quotidiana di gestire un neonato.

Allo stesso modo, anche per i padri la situazione può essere complicata: “qual è il mio ruolo durante la gravidanza? E ora che il bambino è nato? Quando tornerà l’intimità nella coppia? Tutti sembrano dare per scontato che per me non ci sono problemi, ma non è così”.
Dal punto di vista sociale, quindi, esistono aspettative e stereotipi differenti per i neo-genitori, e le dinamiche possono complicarsi nel caso in cui ci siano assetti familiari non stereotipici; ad esempio coppie omogenitoriali, famiglie ricostruite, genitori single, genitori adottivi, dare alla luce un bambino con disabilità o fragilità fisiche ecc.
Elaborare il nostro essere figli per poter diventare genitori
Al di là delle aspettative sociali, quello che è importante chiedersi è cosa rappresenta la gravidanza per ognuna delle parti coinvolte, tenendo conto della specificità della propria storia di figli ancor prima che di genitori. I nostri “fantasmi nella culla” (Fraiberg, Adleson & Shapiro, 1975), infatti, rappresentano proprio quei vissuti ed eventi traumatici, talvolta ereditati da generazioni precedenti, che entrano a far parte della nostra vita senza che ce ne rendiamo conto, e che altrettanto inconsapevolmente passiamo ai nostri figli. Questi fantasmi contribuiscono a creare un certo clima attorno al bambino, a come viviamo il nostro diventare genitori. Riuscire a riconoscere questi fantasmi, a elaborarli è un mezzo per poter vedere il bambino per chi è, e non come alcuni dei nostri vissuti tendono a deformarlo.
La nascita di un bambino rappresenta un evento difficile e carico emotivamente, dal momento che il mondo della coppia si stravolge per far spazio ad una terza persona. Gli equilibri si perdono e si riprendono, ma ci vuole tempo, e può accadere che certe coppie entrino in crisi proprio a seguito di questo evento. La nascita di un bambino, in questo senso, può far emergere dinamiche di coppia fino a quel momento passate in sordina, ma presenti già da prima, talvolta portando alla rottura.

Una fase di assestamento della coppia dopo la nascita del figlio è fisiologica, così come fisiologico è il senso di smarrimento, di paura e di ambivalenza che la gravidanza porta con sé.
Quando ci possiamo accorgere che abbiamo bisogno di un aiuto?
Ascoltarci e riconoscere che, oltre alla fatica, c’è una sofferenza che si aggrava nel tempo e che ci impedisce di vivere questo passaggio evolutivo come vorremmo, rappresenta già un primo passo fondamentale. Trovare uno spazio sicuro in cui poter elaborare i vissuti legati al diventare genitori, mettere in relazione la nostra storia di figli con quella che vogliamo costruire come famiglia, affrontare i dubbi legati a questa fase della vita, è un punto di partenza per cercare di identificare e convivere, se non dissipare, quei famosi fantasmi nella culla, per cercare di far incontrare il bambino reale con quello immaginato.
Bibliografia
Fraiberg, S., Adelson, E., & Shapiro, V. (1975). Ghosts in the nursery: A psychoanalytic approach to the problems of impaired infant–mother relationships. Journal of the American Academy of Child Psychiatry, 14(3), 387–421.
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