Perché il Natale può aumentare ansia e malinconia
La domanda può sembrare retorica, ma vuole essere uno spunto di riflessione più ampio su possibili vissuti riguardo a questo periodo di feste. Siamo bombardati da vecchi film e cartoni animati nostalgici che ricompaiono in tv, canzoni natalizie per radio e tradizioni che ci portano a riscoprire ogni anno le stesse decorazioni e addobbi trasmessi di generazione in generazione. Non mi riferisco qui a nuovi trend nati sui social, che prevedono di mostrare sempre nuovi oggetti di consumo a tema natalizio, e sempre più precocemente (in linea con la società consumistica che ci vuole pronti a buttare tutto per spendere denaro). Parlo invece di qualcosa che abbia a che fare con un passato, con il bisogno di ritrovare quei ricordi ed emozioni tanto cari al nostro “bambino dentro”. Rispetto a tutto questo “pieno” di emozioni, spicca il vuoto che si incontra quando la vita ha portato su strade molto diverse, e quando ci ha portato via qualcuno di molto caro.
Questo articolo non vuole essere un monito del tipo “pensa a chi sta peggio”, ma portare attenzione al bisogno di normalizzare il fatto che le festività hanno un valore diverso per ognuno, andando contro la spinta generale che impone di essere felici: dove mettiamo quel dolore per chi ci manca, in un periodo in cui il dolore sembra essere negato? Quella sofferenza chiede di essere riconosciuta, accolta, anche quando il mondo attorno non la vuole vedere.
Parlo di sofferenzabe non di “depressione”: in passato, infatti, questo periodo di festività era stato denominato “holiday depression” (depressione da festività), come una sorta di “pseudo diagnosi” più vicina a trovate pubblicitarie e sensazionalistiche, che ad una realtà clinica (Himmelhoch, 1980; Hillard & Buckman, 1982). Alcune ricerche, infatti, parlano piuttosto di una vulnerabilità a momenti di intensa sofferenza e fragilità emotiva nei giorni seguenti al Natale (Hillard, Holland & Ramm, 1981; Sansone & Sansone, 2011), specie per chi ha già una predisposizione a disregolazione emotiva e/o sta attraversando un periodo di lutto.

(Erma Bombeck)
Fattori a cui prestare attenzione
Il periodo natalizio, infatti, implica non solo mettere in campo le proprie abilità sociali, ma anche rientrare in dinamiche familiari complesse, che vorremmo potessero risolversi magicamente con l’arrivo delle feste (o che, al contrario, ci aspettiamo con timore) (Himmelhoch, 1980, Hillard et al, 1981, Hillard & Buckman, 1982). In particolare, questi studi evidenziano alcuni fattori da non sottovalutare (ibidem; David, 1983):
- la presenza di alcol, che può disinibire certi comportamenti e acuire uno stato di sofferenza interno;
- Il cambio delle proprie abitudini e ritmi di vita, dovuti alla concitazione generale;
- Scontrarsi con la propria condizione economica, un fattore da non sottovalutare in un periodo storico delicato e difficile come questo;
- Il riaccendersi di dinamiche familiari disfunzionali;
- Gli anni che passano, sia in termini di confronto con lo scorrere del tempo, sia il rivivere anniversari legati a lutti o eventi particolari della vita;
- L’aspettativa magica – più o meno inconscia – di una risoluzione delle proprie difficoltà;
- L’aspettativa sociale di doversi divertire, unita alla credenza che “tutti gli altri” si divertono.
Ecco che agganciarsi ad una sorta di etichetta diagnostica, come quella della “depressione natalizia”, può legittimare i vissuti di sofferenza e tristezza, e proteggere da sentimenti di vergogna e inadeguatezza legati alle aspettative sociali (Hillard & Buckman, 1982).
Alcune analisi psicoanalitiche possono aggiungere una riflessione riguardo alle criticità legate a questo periodo. Da un punto di vista inconscio, infatti, il rito della nascita di un bambino potente, amato da tutti e atteso con trepidazione può riattivare intense gelosie e conflitti fraterni (Hillard & Buckman, 1982; Bryce Bayer, 1955; Shengold, 2007), che possono ricollegarsi a dinamiche esistenti nella dinamica familiare. A ciò si accompagnerebbe l’aspettativa magica di una risoluzione del conflitto, seguita dalla disillusione di tale fantasia nei giorni seguenti al Natale (a cui si ricollega quanto affermato precedentemente circa l’acuirsi della sofferenza psichica nei giorni seguenti alla festività) (Bryce Boye, 1955; Hillard et al., 1981).
Shengold (2007), inoltre, aggiunge che nella pratica psicoanalitica, che prevede una regressione del paziente fino a incontrare una parte molto piccola di sé, il distacco legato alle ferie natalizie è vissuto con maggior sofferenza e ambivalenza, rievocando vissuti infantili che caratterizzano questo periodo (come, appunto, aspettative di cambiamento, di rivoluzione di sé con il nuovo anno, di gioia senza ombre). L’infanzia di ognuno viene sollecitata in queste feste che pongono al centro delle proprie celebrazioni il ritorno al nucleo familiare, il rivivere dei ricordi e crearne di nuovi, e contemporaneamente ricordando il tempo che non può tornare, chi non c’è più ma che vorremmo ancora accanto a noi, o cercando di elaborare il lutto per quell’infanzia e quei ricordi che non abbiamo mai avuto e che desideriamo anche da adulti.
Elementi simbolici legati alle festività
L’autore aggiunge che, talvolta, i “buoni propositi” di fine anno possono svolgere la funzione di tenere in piedi proprio ciò che vorremmo cambiare: un po’ come dire, “voglio cambiare” e allo stesso tempo “non voglio cambiare”. Il solo atto di dire “cambierò questa cosa” nega un pieno contatto con ciò che porta a quella condizione, portando spesso ad un naufragio di propositi, e la conferma di quanto si voleva modificare (ibidem). E quella frustrazione, se non pensata e solo agita, non porta a cambiamento, bensì a rafforzare il vissuto catastrofico e traumatizzante che ha le radici nel passato, fermando la persona in un limbo senza evoluzione.
Per concludere, con queste parole non voglio “catastrofizzare” il Natale, bensì normalizzare il fatto che, come in tante esperienze della vita, esiste una parte “buona” e una più “amara” legata alle festività. Entrambe coesistono perché ci riportano al passato (bello o traumatico) e quindi inevitabilmente al presente, e ci fanno domandare sul nostro futuro. Non esiste una risoluzione magica ai nostri problemi, ma possiamo sempre sperare di poter avere nuovi strumenti per impegnarci e provare a cambiare qualcosa dentro e fuori noi stessi, e imparare ad accettare la sofferenza che ci accompagna nella nostra vita.
Bibliografia
Bryce Boye, L. (1955). Christmas “Neurosis”. Journal of the American Psychoanalytic Association, 3, 467–488;
David,e D. J., (1983). Christimas and Depression. The Journal of Family Practice, Vol. 17, n. 6:1083-1086;
Hillard, R.J.; Buckman, J. (1982). Christmas Depression. JAMA, Vol. 248, n. 23;
Hillard, J.R., Holland, J.M., Ramm, D. (1981). Christmas and Psychopathology. Arch Gen Psychiatry. Vol 38, 1377-1381;
Himmelhoch, J. M. (1980). Holiday depression, both fact and fiction, Postgraduate Medicine, 68:6, 185-190
Sansone, R., Sansone, L. (2011). The Christmas Effect on Psychopathology. Innovations in Clinical Neuroscience, 8(12): 10-13;
Shengold, L. (2007). The dreaded promise of Christmas and the New Year. Psychoanalytic Quarterly, LXXVI, 1351-1360.
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